CBRE ha condotto diverse indagini tra gli occupier per capire qual è la loro percezione in merito al rapido cambiamento che sta vivendo il mondo degli uffici in seguito alla pandemia e quali azioni intendono intraprendere per adeguarsi ai nuovi modi di lavorare. Da queste indagini, emergono 5 fattori che influenzano a livello globale il futuro di questa asset class.

1. Il lavoro ibrido è molto forte in tutto il mondo ed è guidato dalle multinazionali.

Il lavoro ibrido è molto forte in tutto il mondo ed è guidato dalle multinazionali, diventando un forte principio guida per tutte le aziende del mondo in cerca di un equilibrio tra il desiderio di riportare la gente in ufficio e il desiderio di una maggiore flessibilità dei dipendenti. È un fattore particolarmente importante per le grandi multinazionali, soprattutto nel settore dei servizi finanziari e tecnologici. In molti stanno cercando di trovare il modo di allineare le aspettative dei dipendenti con le loro necessità lavorative. In questa dinamica, gli Stati Uniti e l’Europa sono decisamente un passo avanti rispetto all’area Asia-Pacific: qui infatti gli uffici sono stati aperti e occupati anche durante la pandemia e il lavoro ibrido è tenuto in considerazione solo in caso di restrizioni molto forti causate dal peggioramento della situazione pandemica.

In generale, a livello globale, le aziende meno propense ad adottare il lavoro ibrido sono quelle che hanno specifiche esigenze di spazi, come nel settore life science, e le piccole aziende che contano sull’interazione interpersonale per portare avanti il proprio business.

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2. In tutto il mondo, l’ufficio resta un elemento chiave della cultura aziendale.

Nonostante la crescente adozione del lavoro ibrido, la maggior parte delle aziende si aspetta comunque che i dipendenti trascorrano in ufficio almeno lo stesso tempo che trascorrono lavorando da remoto, se non di più. È un fattore che ha connotazioni diverse in base alla regione. Negli Stati Uniti e in Europa, nessuna grande azienda si aspetta che i dipendenti trascorrano in ufficio cinque giorni a settimana: la maggior parte indica una media di 2,5 giorni. Nell’area Asia-Pacific, sembra invece che per i dipendenti che prima trascorrevano il loro tempo interamente in ufficio si preveda l’uso del lavoro da remoto uno o due giorni al mese: insomma, la maggior parte delle aziende dell’area continuerà a richiedere la presenza dei dipendenti in ufficio per la maggior parte del tempo, a eccezione delle multinazionali occidentali. Si nota quindi una linea più progressista nell’area statunitense ed europea.
 
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3. Ci si aspetta che la trasformazione del workplace riporti i dipendenti in ufficio.

Prima della pandemia, gli studi sulla occupancy rivelavano spazi uffici spesso poco utilizzati. Oggi, molte aziende stanno prendendo consapevolezza di questo e pianificano un utilizzo diverso dell’ufficio rispetto al passato. Per esempio, mentre le aziende asiatiche continuano a preferire postazioni dedicate, le occidentali stanno implementando sempre di più il desk-sharing, se non addirittura l’activity-based workplace. Questo permette non solo un utilizzo ottimale dello spazio, ma anche un maggior controllo di questo da parte degli occupier, con un incremento delle aree collaborative. Con l’obiettivo di un ritorno in ufficio, le aziende stanno valutando di trasformare il proprio workplace in un ambiente non solo più efficiente ma anche in grado di migliorare la produttività dei dipendenti, il loro benessere e coinvolgimento generale. 

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4. La domanda di spazi a uso uffici – soprattutto in edifici di alta qualità – è ancora forte.

In Asia-Pacific, il 50% degli occupier si aspetta un aumento, nel lungo periodo, della dimensione dei propri portafogli uffici. Le aziende asiatiche mostrano un forte desiderio di espansione, mentre le multinazionali continuano a concentrarsi sul consolidamento dei propri spazi. In EMEA, invece, il 40% delle aziende si aspetta una riduzione dei propri spazi nei prossimi tre anni (solo del 5%), mentre un terzo dei rispondenti mira a un’espansione. Le aziende che operano nei settori della tecnologia, dei media e delle telecomunicazioni sono particolarmente ottimiste: l’espansione è nelle aspettative di oltre il 60% dei rispondenti del settore. In ogni caso, le aspettative di riduzione si sono notevolmente ridotte rispetto allo scorso anno, nel cuore della pandemia, e oggi le aziende puntano a spazi di alta qualità in location prime per soddisfare le aspettative dei propri dipendenti.

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5. Cresce l’interesse nei confronti di modelli di spazi flessibili.

Gli occupier sono sempre più concentrati sulla possibilità di aggiungere spazi flessibili ai loro portafogli immobiliari nei prossimi due anni. La crescita di questo interesse è dovuta in parte all’incertezza nel breve termine legata agli uffici, ma ha anche motivazioni strategiche alla base. Gli spazi flessibili offrono aree meeting on-demand, uffici privati personalizzati, tecnologie avanzate e altri servizi premium a chi li utilizza. In ogni caso, si prevede che l’ufficio flessibile rappresenterà al massimo il 25% dei portafogli uffici degli occupier in generale.

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