Ve lo ricordate il “buco nell’Ozono”? 

Si, proprio quello che non ci ha fatto più usare la lacca per i capelli e che ha cambiato non solo i nostri look ma anche le norme, tanti altri prodotti, l’industria, l’economia… 

E la “pioggia acida” scoperta, sempre negli anni ’80, con la cartina di tornasole immersa nella bacinella con l’acqua raccolta sul balcone?

Poi venne “Chernobyl” e per qualche mese smettemmo di mangiare insalate e ortaggi e di bere il latte delle mucche che avevano osato pascolare sotto la nube radioattiva. 

Dopo fu il turno dell’orso polare emaciato su una lastra di ghiaccio, provato dalle crescenti prestazioni da nuotatore a caccia di foche e non più tipiche di uno tra i più grandi carnivori terrestri del pianeta. 

 

Queste sono solo alcune cartoline di un recente passato che ci hanno insegnato il “Cambiamento Climatico” e che ci hanno trasferito una sensazione di perenne emergenza che oggi ancora proviamo. 

Ed è vero che lo scioglimento dei ghiacciai in Antartide farebbe salire il livello del mare di 6 m, mentre quello dell’Artide lo farebbe salire di 7 m. 

E non per quello che abbiamo fatto negli ultimi 20-30 anni, ma per quello che è stato l’impatto dell’homo sapiens sulla terra e che ha dato inizio al cosiddetto Antropocene: grazie ai comportamenti dell’uomo inizia una fase di pressione sull’ecosistema terrestre che non ha precedenti e che non mostra segni di regressione. 

 

E arriviamo a oggi, dove la parola “decarbonizzazione” è entrata addirittura nel lessico finanziario. 

Il cambiamento climatico… 
 

Ma se approfondissimo un attimo certi argomenti scopriremmo che non è solo l’aumento del biossido di carbonio che accelera il cambiamento. Se prendiamo qualunque altro parametro relativo al benessere dell’uomo (il biossido di azoto, il metano, la deforestazione, la pesca eccessiva, l’impoverimento del terreno, l’estinzione delle specie) scopriamo che mostrano tutti lo stesso andamento nel corso degli ultimi 200 anni ed accelerano esponenzialmente a metà degli anni ‘50.  

Gli effetti ci portano a pensare che siamo arrivati al momento in cui è necessario “piegare la curva” e che ci aspetta un trentennio di grandissime sfide per la storia dell’umanità sul pianeta.  

Le recenti circostanze ci hanno fatto pensare e ci fanno pensare sempre più al tema dei cambiamenti climatici…ma questo non è l’unico equilibrio sul quale si basa il pianeta!  

 

Uno studio del 2009 pubblicato su Nature ci ha condotto alla conclusione che possiamo identificare 9 confini/limiti planetari e vi sorprenderà sapere che non si tratta solo del clima, ma di sistemi che, come i 4 moschettieri, lavorano “uno per tutti e tutti per uno” per rimanere in equilibrio.  

E la parte drammatica è che il cambiamento climatico è il problema minore. 



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Grafico dei 9 confini
Fonte: Planetary Boundaries - Stockholm Resilience Centre

https://www.stockholmresilience.org/research/planetary-boundaries/the-nine-planetary-boundaries.html 

 

Sono quindi 9, e non il solo “cambiamento climatico”, i pericoli che affrontiamo con le nostre scelte e abitudini quotidiane. 

L’arma migliore? L’unica possibile, prendere consapevolezza e cambiare le abitudini sbagliate, almeno le 5 più diffuse nel settore del Real Estate: 

 

  1. Non inseguiamo fragili, antieconomici ed energivori palazzi di cristallo; 

2. Impariamo a comprendere e poi a chiedere quali sono le performance ESG di un asset; 

3. 
Preoccupiamoci dei consumi di (qualunque) acqua e dello spreco di acqua potabile; 

4. Impostiamo le temperature nei nostri uffici e nelle abitazioni in maniera consapevole (ed è sufficiente seguire le normative locali!); 

5. Smettiamo di cercare il “bollino” delle certificazioni e iniziamo ad usarle come un “termometro” che ne misura il valore (economico, ambientale, sociale…). 

 

Una volta comprese le tante altre abitudini sbagliate nel quotidiano sapremo cosa chiedere per noi e per gli altri. 

E, magari, vivere meglio.